Nota all'ordinanza del TAR Lazio n. 4562/2018. Fabio Massimo Pellicano

T.A.R. LAZIO – SEZIONE II BIS– Ordinanza di Rimessione alla C.G.U.E. 24 aprile 2018 n. 4562
Pres. Stanizzi – Est. Mangia
Lavorgna Srl (Avv. A. Verdicchio) c/ Comune di Montelanico (Avv. F. Lilli) ed altri

1. A meno di un anno dall’ordinanza di rimessione del T.A.R. Basilicata n. 525 del 25 luglio 2017[1] afferente l’onere di indicazione dei c.d. “oneri di sicurezza aziendali o interni” – questione che aveva alimentato un convulso contrasto giurisprudenziale[2] fino alle decisioni dell’Adunanza Plenaria nn. 19 e 20/16 (e oltre) – la Corte di Giustizia dell’Unione Europea è stata nuovamente investita dell’interpretazione dell’art. 95, comma 10 del d.lgs. 50/16, questa volta, però, in relazione all’obbligo di indicazione del “costo della manodopera”. Onere dichiarativo, giova precisare, introdotto solo dal d.lgs. 19 aprile 2017 n. 56 (c.d. “correttivo”) e in vigore dal successivo 20 maggio.

 

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Nota alla Sentenza del Consiglio di Stato, Sez. V, 13 novembre 2015 n. 5192. Fabio Massimo Pellicano

CONSIGLIO DI STATO  – SEZIONE V – Sentenza 13 novembre 2015 n. 5192
Pres. Pajno –  Est. Durante
R.T.I. Ott Art S.r.l./Corvallis S.p.A./Tasca Aldo/ETT s.r.l. (Avv.ti B. Lazzerini e M. Reggio D’Aci) c/ Comune di Monfalcone (Avv.ti A. Manzi, L. Manzi e G. Zgagliardich) ed altri

Decisum: L’estinzione del reato si verifica automaticamente per effetto del decorso del tempo e non necessita di alcun successivo provvedimento dichiarativo

Contratti della P.A. – Gara – Requisiti generali – Oneri dichiarativi –  Non sussistono per il reato estinto – Automatismo effetti dell’estinzione del reato – Conformità agli artt. 5 e 6 CEDU.

Osservazioni sullo schema di regolamento del ministro della giustizia recante “regolamento recante disposizioni per il conseguimento e mantenimento del titolo di avvocato specialista a norma dell’art. 9 della legge del 31.12.2012 n. 247”[1].Alma Tarantino

PREMESSA:

L’art. 9 della legge 247 del 2012 recante la nuova disciplina della professione forense ha introdotto la “possibilità di ottenere e mantenere il titolo di avvocato specialista all’esito di un percorso formativo almeno biennale organizzato presso le facoltà di giurisprudenza o per comprovata esperienza nel settore di specializzazione”.

È di poi rimesso ad “un regolamento del Ministero della giustizia adottato a norma dell’art. 1 della legge n. 247/2012 il compito di stabilire le modalità di svolgimento dei percorsi formativi nonché di fissare i parametri e criteri sulla base dei quali valutare l’esercizio assiduo, prevalente e continuativo dell’attività professionale nell’ambito di uno specifico settore di competenza tale da integrare il presupposto della comprovata esperienza nell’area di specializzazione. L’art. 9 prevede che l’attribuzione del titolo di specialista a seguito di positiva valutazione in ordine all’effettivo possesso dei requisiti appena richiamati spetti in via esclusiva al CNF ente altresì legittimato a revocare il titolo.. Il conseguimento del titolo non comporta alcuna riserva di attività professionale” [2].

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Necessità di un’adeguata motivazione della legge restrittivamente incidente nella sfera giuridica dei cittadini? Commento a sentenza Corte cost. n. 70/2015. Gabriele Pepe

La pronuncia in commento si segnala per l’accoglimento di una delle censure presentate dai ricorrenti con conseguente declaratoria di incostituzionalità di una disposizione della c.d. legge Fornero e, segnatamente, dell’art. 24, co. 25, d. l. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dall’art. 1, co. 1, l. 22 dicembre 2011, n. 214. Si tratta della disposizione che, in una prospettiva di risanamento dei conti pubblici, ha imposto risparmi di spesa attraverso il blocco della indicizzazione di taluni trattamenti pensionistici per gli anni 2012 e 2013.

Il presente articolo non mira ad una ricostruzione analitica dell’intera pronuncia della Corte bensì intende soffermarsi su due passaggi della sentenza, che sia pur incidentalmente, sembrano presentare nei termini in cui sono stati espressi, elementi di novità per l’ordinamento italiano. Inoltre l’articolo riserva talune considerazioni finali al sindacato di ragionevolezza operato dalla Consulta la quale, nella valutazione comparativa degli interessi costituzionalmente rilevanti, ha pretermesso di considerare l’interesse prioritario al pareggio di bilancio (art. 81 I co. Cost.).

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La primazia negli organi collegiali pubblici. Gabriele Pepe

A.G.Amm. è lieta di offrire ai propri associati la lettura della monografia del socio Gabriele Pepe dal titolo "La primazia negli organi collegiali pubblici"

"Sempre attuale in diritto pubblico è lo studio delle relazioni tra presidente e componenti nell’ambito degli organi collegiali.Alla figura presidenziale, quale figura indispensabile per il coordinato svolgimento dei lavori, viene tradizionalmente assegnata una posizione di primus inter pares o di primazia secondo l’espressione coniata da M.S. Giannini negli anni 50’ del XX sec..La primazia, quale figura organizzatoria di originale equiordinazione, attribuisce al presidente una posizione di preminenza formale nell’alveo di una relazione di pariordinazione, sia pure speciale, con gli altri componenti del consesso. Questa posizione giuridica tende a manifestarsi in una pluralità di funzioni discrezionali che si identificano, generalmente, nella convocazione delle adunanze, nella formulazione dell'ordine del giorno, nella direzione dei lavori e nella polizia delle sedute; funzioni che risultano connotate dalla natura meramente formale-procedurale e dalla strumentalità rispetto all’esito deliberativo che le rendono inidonee ad incidere sull'autonomia decisionale degli altri componenti.Tuttavia da un'analisi empirica di alcuni organi collegiali è possibile evincere come il concreto esercizio delle funzioni di primus inter pares possa eccezionalmente determinare episodi di preminenza sostanziale del presidente sugli altri membri del consesso; una preminenza occasionalmente idonea ad incidere sulla formazione della volontà collegiale e, conseguentemente, sulla deliberazione finale.Le ragioni di un simile fenomeno vanno individuate in alcuni elementi o vicende afferenti l’ufficio di presidente ed il rispettivo titolare. Si pensi, ad esempio, alla contestuale posizione di organo monocratico, alla titolarità di speciali poteri di sovraordinazione o alle ipotesi di patologico esercizio delle funzioni.Ciononostante il modello teorico della primazia non risulta compromesso nei suoi tratti generali in virtù dell’applicazione della teoria dell'assorbimento o della prevalenza; secondo questa teoria la primazia può ricomprendere nel proprio nucleo interno occasionali episodi di preminenza sostanziale i quali, per la loro marginalità, risultano assorbiti da (e nei) prevalenti episodi di preminenza formale riconducibili all’esercizio delle funzioni di primus inter pares; un fenomeno di commistione, dunque, inidoneo ad alterare i caratteri fondamentali di tale iuris figura che si identificano, segnatamente, nella posizione di preminenza formale del presidente e nella reciproca pariordinazione di tutti i componenti" 

Gabriele Pepe

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Resoconto del Convegno su “La Cessione Dei Crediti Vantati Nei Confronti Della P.A.”

“LA CESSIONE DEI CREDITI VANTATI NEI CONFRONTI DELLA P.A.”

Resoconto del Convegno svoltosi presso il T.A.R. Lazio (Roma) il 14 ottobre 2014

organizzato dall’A.G.Amm. – Associazione Giovani Amministrativisti

 

dell’Avv. Francesco Testi[1]

 

Un argomento squisitamente privatistico, che dispiega però rilevanti effetti anche nell’ambito del diritto pubblico e dell’economia: si tratta della cessione dei crediti vantati nei confronti della Pubblica Amministrazione, tema al centro del convegno organizzato dall’A.G.Amm.– Associazione Giovani Amministrativisti presso la sede romana del T.A.R Lazio, lo scorso 14 ottobre 2014.

Il convegno ha visto la partecipazione tra i relatori di eminenti studiosi e giovani avvocati, con l’obiettivo di approfondire, sotto differenti angoli visuali, le criticità e le prospettive dell’attività di cessione, nonché di sciogliere i numerosissimi profili scientifici ed applicativi ancora controversi.

 

La nuova frontiera della tutela europea dell'ambiente: estensione dell’obbligo di riparazione anche al proprietario “incolpevole”?. Massimo Nunziata

Una particolare lettura dei principi europei chi inquina paga, precauzione e prevenzione.

di Massimo Nunziata[1]

Con l’ordinanza 25 settembre 2013, n. 21, l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato ha rimesso all’esame della Corte di giustizia dell’Unione Europea la seguente questione pregiudiziale di corretta interpretazione: “se i principi dell’Unione Europea in materia ambientale sanciti dall’art. 191, paragrafo 2, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e dalla direttiva 2004/35/Ce del 21 aprile 2004 (articoli 1 e 8, n. 3; tredicesimo e ventiquattresimo considerando) – in particolare, il principio “chi inquina paga”, il principio di precauzione, il principio dell’azione preventiva, il principio, della correzione, in via prioritaria, alla fonte, dei danni causati all’ambiente – ostino ad una normativa nazionale, quale quella delineata dagli articoli 244, 245, 253 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, che, in caso di accertata contaminazione di un sito e di impossibilità di individuare il soggetto responsabile della contaminazione o di impossibilità di ottenere da quest’ultimo gli interventi di riparazione, non consenta all’autorità amministrativa di imporre l’esecuzione delle misure di sicurezza d’emergenza e di bonifica al proprietario non responsabile dell’inquinamento, prevedendo, a carico di quest’ultimo, soltanto una responsabilità patrimoniale limitata al valore del sito dopo l’esecuzione degli interventi di bonifica”

"Nuove disposizioni in tema di procedure di affidamento e processo amministrativo: gli articoli 37, 39 e 40 del Decreto Legge 24 giugno 2014, n. 90". Antonio D'Agostino

In vigore dal 25 giugno scorso, il D.L. 90/2014 ha introdotto rilevanti modifiche alla disciplina della partecipazione a procedure di affidamento di pubblici contratti allo scopo di semplificare le procedure di selezione del contraente e, al contempo, di accelerare le tempistiche di definizione del contenzioso amministrativo in tema di appalti.

La sospensione degli effetti del contratto da parte del giudice amministrativo. Massimo Nunziata

Con il presente studio si intendono approfondire ulteriormente i poteri del giudice amministrativo in tema di annullamento degli atti della procedura a evidenza pubblica e sorte del contratto. In particolare, in questa sede si focalizza l’attenzione sulla recente tendenza del giudice amministrativo a intervenire espressamente sul contratto, sospendendone gli effetti, sin dalla fase cautelare del giudizio. Sino ad ora, infatti, salvo qualche isolata decisione, in sede cautelare l’autorità giudiziaria si limitava a sospendere gli effetti del provvedimento di aggiudicazione oppure ad accogliere genericamente l’istanza cautelare annessa al ricorso, rimettendo alla fase di amministrazione attiva la determinazione in ordine alla sorte del rapporto negoziale sino alla pronuncia di merito. Tale orientamento, tuttavia, sta subendo un’importante rivisitazione in quanto si rinvengono decisioni cautelari con cui, anche in sede monocratica, il giudice si pronuncia sugli effetti del contratto, disponendone la sospensione.

 

Il presente contributo è stato pubblicato anche sul Giornale di diritto amministrativo n. 1/2014

 

Sommario: 1. Premessa. 2. Il rapporto tra aggiudicazione e contratto alla luce dell’interesse tutelato dalla disciplina sui contratti pubblici. 3. L’ampiezza del potere valutativo del Giudice Amministrativo: il caso italiano e quello francese. 4. L’anticipazione della tutela in forma specifica attraverso la sospensione degli effetti del contratto: criticità e nuovi orizzonti. 5. Osservazioni conclusive

Notifica a mezzo PEC nel giudizio amministrativo. Andrea Napolitano

Nota al Decreto Presidenziale del TAR Lazio, Roma, Sez. Terza Bis, n. 23921 del 12.11.2013.

Con il decreto indicato il TAR Lazio affronta, con una soluzione giurisprudenziale innovativa, la delicata questione dell’ammissibilità della notificazione del ricorso a mezzo PEC nel processo amministrativo alla stregua della disciplina di riferimento che si presenta, invero, poco chiara e incompleta.

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