Weekly News 25.03.2019

• Al termine del primo trimestre 2019 tutti i mercati azionari più significativi sono riusciti ad esprimere rimbalzi corposi delle proprie quotazioni rispetto ai livelli sacrificati raggiunti al termine del 2018.

• Mentre sul mercato americano gli indici sono riusciti a riportarsi in corrispondenza dei massimi assoluti in scia a dati macroeconomici che si sono sempre mantenuti sostanzialmente favorevoli, in Eurozona i mercati (a prescindere dalla Germania che significativamente si è dimostrata incapace di riportarsi al di sopra dell’importante livello di resistenza di 11.800 punti dell’indice DAX) hanno espresso dinamiche che sono risultate però in evidente contrasto con un quadro macroeconomico che, viceversa, continua a presentarsi in forte deterioramento.

 

• I fattori di criticità che al momento incombono sui mercati, al netto degli eventi politici, sono rappresentati, innanzitutto, dai forti livelli di ipercomprato raggiunto; in secundis, da un quadro macroeconomico, soprattutto in Eurozona, che non solo non appare in stabilizzazione ma risulta ancora in forte deterioramento; in tertis, dalla forte riduzione in atto, corale, dei rendimenti su tutti i mercati obbligazionari mondiali, circostanza che sembra rinnovare, improvvisamente, il timore di un serio rallentamento della congiuntura mondiale.

• In merito ai dati macro, il PMI della manifattura tedesca in marzo è sceso sui livelli minimi degli ultimi 7 anni (44,7 contro 48 atteso) mentre il PMI dell’Eurozona si è collocato a 47,6 (livello minimo degli ultimi 6 anni).

• In merito alla dinamica, in atto, dei rendimenti obbligazionari (in contrasto con ogni ipotesi di eventuale rafforzamento congiunturale), il rendimento del decennale USA si è portato dal 3,26% in ottobre 2018 al 2,43% attuale (sui minimi degli ultimi 14 mesi); la curva USA 3/10 anni appare invertita per la prima volta dal 2007; il Bund decennale tedesco è tornato a rendimenti negativi come ad ottobre 2016; la Fed USA ha accantonato ogni ipotesi di rialzo tassi nel corso del 2019 ed ha deciso di interrompere il percorso di riduzione del bilancio federale (4mila miliardi di dollari).

• In questo contesto, qualora il rallentamento economico globale dovesse effettivamente prender piede ed i rendimenti obbligazionari tendere nuovamente a zero, la carta italiana “lunga” potrebbe tornare ad essere appetibile.

• In merito ai mercati valutari, qualora l’azionario USA dovesse iniziare ad essere percepito “fully priced” ed emergessero evidenti segnali di stanchezza anche per l’economia americana, la valuta USA potrebbe essere a rischio deprezzamento. Appare significativo che, nonostante le evidenti difficoltà in atto per l’economia europea, il “consensus” di mercato continui a valutare l’euro a 1,20 dollari a 12 mesi e si spinga fino a 1,25 a 24 mesi.

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