Weekly News 03.12.2018

I mercati azionari dovrebbero aver raggiunto, per il momento, livelli già ampiamente compatibili con tutti i segnali di inequivocabile rallentamento macroeconomico che hanno colpito tutte le principali aree economiche globali. L’economia dell’eurozona, nello spazio degli ultimi 12 mesi, ha sofferto una caduta del PMI manifatturiero da 60,1 a 51,5 ed una discesa del PIL all’1,7% annuo dal 2,8% registrato nel terzo trimestre del 2017. L’economia italiana, già alle prese con un PMI sia manifatturiero che relativo ai servizi al di sotto della “soglia critica“di 50 (49,2), ha subìto, nel corso del terzo trimestre, una contrazione trimestrale di PIL dello 0,1% (dopo 14 trimestri di crescita) - con un calo dell’1,1% degli investimenti fissi lordi - ed un aumento annuo “acquisito” limitato allo 0,9% dall’1,2% preventivato. In mancanza di ulteriori sviluppi recessivi per l’economia globale, i mercati potrebbero aver già scontato gli aspetti più negativi.

L’indice domestico FTSE Mib ha tenuto l’importante area di supporto di quota 18.500 punti. La tendenza primaria del mercato risulta fortemente negativa ma la stagionalità potrebbe consentire al mercato di tentare un recupero verso le quote di resistenza iniziale di 19.600 punti ed eventualmente successiva di 20.200.

Parimenti sull’indice Eurostoxx 50, il mercato è riuscito a tenere l’area di supporto di 3.130 punti e potrebbe tentare ora un recupero verso le resistenze iniziale di 3.230 punti ed eventualmente successiva di 3.290.

Ogni ipotesi di tenuta dei mercati e di eventuale recupero tecnico presuppongono la necessità che non si materializzino evidenze palesemente recessive e soprattutto che non vengano violati al ribasso i livelli di “supporto cardine” di 2.580 punti per l’indice S&P 500 e di 6.900 punti per l’indice Nasdaq Composite.

In merito alle prospettive attese sulla divisa USA, a nostro avviso i fattori “rialzisti” si stanno esaurendo: i tassi sul decennale anziché portarsi verso il 4% sono ridiscesi verso il 3% a fronte delle preoccupazioni in merito alla tenuta della crescita globale; una politica monetaria inaspettatamente giudicata dalla stessa FED “vicina alla neutralità” ha preso il posto dei tre rialzi dei tassi di riferimento attesi e già scontati dal mercato per il 2019; un’inflazione inevitabilmente attesa in salita ha lasciato spazio all’eventualità di pressioni ribassiste sui prezzi a seguito del recente e repentino crollo dei prezzi del petrolio (circostanza peraltro pericolosamente recessiva).

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