Weekly News 08.10.2018

La pubblicazione della nota di aggiornamento al DEF non è servita a placare le preoccupazioni del mercato dopo la decisione del governo di portare al 2,4% il rapporto deficit/PIL per il 2019. Alla mancata riduzione del deficit “strutturale” (circostanza, viceversa, rispettata dalla Francia nonostante un deficit portato al 2,8% del PIL), fa seguito il timore che, a consuntivo, questo disavanzo possa risultare anche ben maggiore rispetto a quanto stabilito poichè basato su previsioni di crescita giudicate totalmente irrealistiche, con un PIL discrezionalmente stimato in aumento dell’1,5% nel 2019, dell’1,6% nel 2020 e dell’1,4% nel 2021. In caso di scostamenti significativi dai livelli di crescita stimati, non solo il deficit di bilancio quanto il rapporto debito/PIL si troverebbero automaticamente, entrambi, ben oltre qualsiasi livello di guardia.

In attesa delle decisioni delle agenzie di rating (S&P e Moody’s), attese per il 26/31 ottobre p.v., il decennale italiano si è nuovamente portato ad un rendimento del 3,4% per uno spread a 286 punti sopra il corrispondente decennale tedesco. Il “cheapest to deliver” italiano a 10 anni (Btp 01/02/2028) si è significativamente adagiato su quota 90, segnalando l’importanza che la soglia dei 300 punti base di spread non venga rotta violentemente al ribasso.

Un altro elemento importante, che può avere serie conseguenze sui mercati, è rappresentato dal tasso di disoccupazione USA che, sceso al 3,7% della forza lavoro (ai livelli minimi dal 1969), potrebbe indurre la FED ad inasprire la sua politica monetaria che ad oggi prevede un rialzo ulteriore dei tassi per fine 2018 e tre rialzi successivi nel corso del 2019. Il decennale USA, solo qualche settimana addietro a rendimenti del 2,83%, si è portato velocemente al 3,2% e rendimenti di mercato in tensione potrebbero ora impensierire l’azionario USA. Una prima soglia di attenzione è rappresentata da quota 2850 punti dell’indice S&P 500, livello che sarebbe meglio non venisse violato al ribasso.

Le possibili tensioni sui tassi USA potrebbero alimentare un ulteriore rafforzamento del dollaro, di nuovo alle prese con la resistenza di 95 punti sul Dollar Index e con il supporto di 1,15 nei confronti dell’euro. Il rafforzamento fin qui registrato dal dollaro, dagli inizi dell’anno, non è risultato ancora tale da imprimere alla valuta USA una chiara e convinta tendenza rialzista e quindi le potenzialità di ulteriore apprezzamento ci appaiono non irrilevanti (a dispetto del consensus).

Sul bilico delle decisioni di Bruxelles in merito ad una eventuale formale procedura di infrazione e di un declassamento del nostro merito creditizio da parte delle agenzie di rating, il mercato azionario italiano appare sempre più fragile, con una tendenza oramai chiaramente ribassista ed un rischio rilevante di caduta fino a quota 18.500 punti dell’indice FTSE Mib.

 

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