Weekly News 14.05.2018

Scongiurato il pericolo di veder flettere, al di sotto di importanti livelli di supporto statico, tutti gli indici azionari più importanti (circostanza che qualora si fosse concretizzata avrebbe messo in dubbio la capacità di tenuta degli attuali trend rialzisti), il mercato continua a soffrire della mancanza di spunti concreti per un rafforzamento ulteriore delle tendenze positive.

 

Il mercato domestico, in un contesto di non indifferente sovraperformance rispetto agli indici europei nonostante le indubbie incognite politiche, sta cercando di portarsi stabilmente al di sopra dell’area di resistenza dei 24.000 punti dell’indice FTSE MIB. Al cospetto di questo livello, però, l’economia italiana arriva con evidenti segnali di affaticamento rappresentati da una dinamica di PIL, per il primo trimestre 2018, in crescita annua dell’1,4% dopo aver registrato, nel corso dei precedenti trimestri, incrementi dell’1,6% e dell’1,7%; una produzione industriale annua destagionalizzata (in marzo) scesa dell’1,1% dopo incrementi precedenti del 2,4% e del 7,6%; una variazione nulla (nel primo trimestre) del valore aggiunto dell’industria; una dinamica del PMI manifatturiero in discesa da valori pari a 59 in gennaio a 53,5 in aprile. Alle perplessità “fondamentali” si aggiungono poi alcune perplessità “tecniche” rappresentate da un momentum ancora negativo e soprattutto da divergenze evidenti, rispetto all’indicatore di forza relativa, tali da poter rendere oltremodo difficoltoso il superamento dei 24.000 punti (mai violati al rialzo dall’ottobre 2009).

Anche il mercato europeo (Eurostoxx50) presenta un momentum ancora negativo; anche l’economia europea ha registrato, nel corso del primo trimestre 2018, un raffreddamento della crescita allo 0,4% trimestrale (da tre trimestri precedenti in cui la dinamica era risultata pari allo 0,7%) ed al 2,5% annuo (dopo due trimestri di crescita al 2,8%); anche l’economia europea ha visto flettere l’indicatore PMI della manifattura dai 60,6 punti di dicembre 2017 ai 56,2 di aprile. L’indice, con una crescita limitata all’1,7% da inizio anno, riteniamo possa anche essere in grado di riportarsi fino a quota 3700 ma in assenza di rafforzamenti economici evidenti anche questo livello potrebbe non essere così agevolmente superabile.

Sul mercato valutario, la correlazione tra cambio e differenziali tassi (favorevole in principio al dollaro USA) ha iniziato ad avere effetto solo al raggiungimento di un rendimento pari al 3% sul decennale USA. Nonostante il recente apprezzamento, la tendenza del dollaro potrebbe però rimanere ancora strutturalmente negativa, influenzata dalle politiche commerciali adottate dall’amministrazione Trump.

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