Weekly News 25.03.2019

• Al termine del primo trimestre 2019 tutti i mercati azionari più significativi sono riusciti ad esprimere rimbalzi corposi delle proprie quotazioni rispetto ai livelli sacrificati raggiunti al termine del 2018.

• Mentre sul mercato americano gli indici sono riusciti a riportarsi in corrispondenza dei massimi assoluti in scia a dati macroeconomici che si sono sempre mantenuti sostanzialmente favorevoli, in Eurozona i mercati (a prescindere dalla Germania che significativamente si è dimostrata incapace di riportarsi al di sopra dell’importante livello di resistenza di 11.800 punti dell’indice DAX) hanno espresso dinamiche che sono risultate però in evidente contrasto con un quadro macroeconomico che, viceversa, continua a presentarsi in forte deterioramento.

Weekly News 04.02.2019

  • Il generalizzato sell-off che si è materializzato nel corso dell’ultimo trimestre del 2018 ha consentito ai mercati di andare a “prezzare” il forte deterioramento congiunturale che nel corso del prossimo biennio si ipotizza possa avere un impatto negativo sull’entità delle crescite economiche e sull’entità dei tassi di crescita dei profitti societari. I livelli di ipervenduto raggiunto a fine anno, unitamente alla corale negatività del sentiment prevalente fra gli operatori, hanno però consentito ai mercati stessi, come sovente avviene, di intraprendere un rimbalzo delle quotazioni che potrebbe non essersi ancora totalmente esaurito ma che non dovrebbe essere in grado, per il momento, di ripristinare quel quadro generale, coralmente rialzista, che risultava prevalente fino a qualche mese addietro.
  • Sul mercato americano, l’improvvisa disponibilità manifestata dalla Fed a procrastinare nel tempo un percorso di restrizione monetaria che sembrava ineluttabile ha permesso al mercato di recuperare velocemente quanto perso durante il mese di dicembre. L’indice S&P 500 potrebbe essere in grado di recuperare ancora un centinaio di punti ma l’area 2.800 potrebbe non essere già più compatibile con l’attuale quadro macroeconomico sempre che non si raggiunga un soddisfacente accordo USA / CINA in tema di tariffe doganali.
  • In merito al mercato azionario dell’Eurozona, le particolari difficoltà in cui versa l’economia europea nell’attuale contesto congiunturale rischia di rendere più problematico il recupero dell’indice Eurostoxx 50 che trova forti ostacoli in corrispondenza delle quote 3.230 e 3.290.
  • Sul Mercato domestico l’indice FTSE MIB, una volta riuscito a recuperare l’importante livello di 18.500 punti che inizialmente era stato violato in modo preoccupante, si è riportato sulla prima significativa resistenza di 19.660 punti. La conferma del clima recessivo che ha colpito l’economia italiana potrebbe ora rendere difficile il superamento di questo livello ma in ogni caso improponibile il superamento del successivo in quota 20.200.
  • In merito al mercato valutario, il Dollar index sembrerebbe aver inaugurato una fase di debolezza in grado di portare il rapporto di cambio €/$ verso 1,18.

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Weekly News 07.01.2019

  • L’”evento traumatico” che non avrebbe dovuto concretizzarsi, ossia la rottura ribassista dei livelli di supporto “critico” di quota 2.580 punti per l’indice S&P 500 e di quota 6.900 punti per l’indice Nasdaq alla fine si è materializzato. La circostanza ci appare di indubbia rilevanza poiché comporta il passaggio, anche da parte degli indici statunitensi più rilevanti, ad una condizione di conclamata tendenza ribassista già da tempo prevalente sui principali mercati azionari. La rottura di questi importanti livelli di supporto statico ha peraltro di poco preceduto due “eventi fondamentali” che in qualche modo confermano l’attuale “difficoltà” del quadro macro e cioè la caduta, inaspettata, dell’indicatore ISM manifatturiero USA a quota 54,1 (da 61,3 dell’agosto scorso) e soprattutto il profit warning di Apple a causa delle difficoltà oramai evidenti derivanti dal rallentamento economico cinese o quanto meno da un maggior nazionalismo negli acquisti dei consumatori cinesi a fronte delle dispute commerciali USA/Cina.
  • A completare il quadro negativo per i mercati azionari globali si aggiunge la rottura ribassista del livello di supporto “cardine” di 20.800 punti anche da parte dell’indice nipponico Nikkei 225, nonché l’ulteriore appesantimento negativo per i mercati cinesi (Shanghai ed Hong Kong) condizionati da una caduta dell’indicatore PMI-Caixin manifatturiero a 49,7 da 50,2 (49,8 per i nuovi ordini) e dalle riserve espresse da Baidù (maggior motore di ricerca cinese) in merito ad un raffreddamento più spinto della crescita economica cinese che potrebbe essere destinata a subire un taglio di 1 p.p. di PIL qualora le tariffe doganali USA dovessero essere alzate al 25% sulla totalità dell’export cinese verso gli USA.
  • In merito al mercato azionario dell’Eurozona, la perdita di quota 3.130 da parte dell’indice Eurostoxx 50 potrebbe spingere l’indice stesso verso i livelli minimi di 2.700 punti già raggiunti nel corso del 2016 mentre la perdita del livello di 18.500 punti da parte dell’indice domestico FTSE MIB, qualora non prontamente recuperata, potrebbe spingere l’indice inizialmente sul primo supporto di quota 17.400 ed eventualmente verso i 16.000 punti.
  • In merito al mercato valutario, i fattori che hanno determinato, nel corso del 2018, il rafforzamento della divisa USA (maggior forza economica, 4 rialzi dei tassi + 3 ulteriori rialzi attesi nel 2019) stanno lentamente evaporando, lasciando spazio ai fattori che nel corso del 2019 potrebbero, viceversa, determinarne un ridimensionamento (rallentamento economico, recessione dei profitti, 1 solo rialzo tassi a fronte di un superamento dei tassi negativi da parte della BCE).

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Weekly News 03.12.2018

I mercati azionari dovrebbero aver raggiunto, per il momento, livelli già ampiamente compatibili con tutti i segnali di inequivocabile rallentamento macroeconomico che hanno colpito tutte le principali aree economiche globali. L’economia dell’eurozona, nello spazio degli ultimi 12 mesi, ha sofferto una caduta del PMI manifatturiero da 60,1 a 51,5 ed una discesa del PIL all’1,7% annuo dal 2,8% registrato nel terzo trimestre del 2017. L’economia italiana, già alle prese con un PMI sia manifatturiero che relativo ai servizi al di sotto della “soglia critica“di 50 (49,2), ha subìto, nel corso del terzo trimestre, una contrazione trimestrale di PIL dello 0,1% (dopo 14 trimestri di crescita) - con un calo dell’1,1% degli investimenti fissi lordi - ed un aumento annuo “acquisito” limitato allo 0,9% dall’1,2% preventivato. In mancanza di ulteriori sviluppi recessivi per l’economia globale, i mercati potrebbero aver già scontato gli aspetti più negativi.